La Natura

Ultima modifica 17 febbraio 2021

Ischia è l’isola verde, un’esplosione di natura rigogliosa dalle tante sfumature, un panorama di colori tutti da scoprire, passo dopo passo.

Le Pinete
Le pinete, oasi di verde nel centro di Ischia, sono tre piccoli parchi nati sul terreno brullo lasciato dalla famosa eruzione dell'Arso del 1302, che seppellì per sempre l'antica e prospera “Città Plana” o “Aenaria”.
Cinque secoli dopo, nel 1850, quel paesaggio arido viene reso nuovamente verde dal botanico di corte Ferdinando II dei Borbone, Giovanni Gussone, che sceglie per l'operazione le conifere, piante tipicamente poco esigenti. In particolare la scelta ricade sul pino domestico o Pinus pinea L., dalla caratteristica chioma ad ombrello.
La scelta è vincente e in poco tempo le pinete crescono e rivestono di verde le zone rocciose. Alla loro ombra, si è poi sviluppato un insieme spontaneo di piante arbustive tipicamente mediterranee, che hanno trovato un habitat tanto ideale da aver dato vita a una vegetazione bellissima, rigogliosa, unica. Ischia gode infatti di condizioni climatiche speciali, il suo clima mediterraneo è reso particolarmente mite da una serie di fattori geografici, geologici e d'esposizione.
Pinete come la Villari e la Nenzi Bozzi sono diventate famose per la loro bellezza. Forse la più interessante, prevalentemente di pino domestico e di pino marittimo, è quella nata proprio sui terreni delle lave dell’Arso, dove ai pini si alternano grandi ammassi di pietra lavica che rendono ancora più affascinante lo spettacolo.
Si trovano molti sempreverdi o sclerofille, come il leccio, pini domestici, ma anche pini marittimi e pini d'Aleppo. Numerose sono anche le quercie, diversi gli arbusti tipici del sottobosco, come il mirto, il corbezzolo, il lentisco, il lauro, il leccio e l'erica. Le erbacee sono particolarmente interessanti sia per il ruolo che hanno nella formazione della macchia sia per le caratteristiche medicinali che alcune posseggono. Infine Ischia ha anche elementi di vegetazione esotica come agavi, fichi d'India o mesembriantemi.

Il Palazzo Reale e la Casina Buonocore
Due leoni, simbolo di forza e di fierezza a guardia dell’ingresso dell’attuale stabilimento militare ricordano un passato ricco di storia.
Il palazzo viene fatto erigere dal protomedico Onofrio Buonocore nel 1735 e diventa presto la meta preferita di villeggiatura dei nobili.
Dopo la rivoluzione del 1799 viene acquistata dai Borbone. Ferdinando IV re di Napoli e delle Due Sicilie, la utilizza principalmente come base per cacciare e pescare nell’antico Lago del bagno, mentre suo nipote, Ferdinando II, estende il suo interesse a tutta l’isola: trasforma in porto l’antico lago e dà inizio alla costruzione delle Antiche Terme Comunali
per sfruttare le acque delle tre sorgenti di Pontano, Fornello e Fontana.
Sempre per volere di Ferdinando II, ad opera del botanico di corte Giovanni Gussone, la distesa di lava lasciata dall’eruzione dell’Arso viene ricoperta da una bellissima e rigogliosa pineta. Nell’ambito di questa operazione, Gussone incrementa anche il giardino della casina reale, con esemplari di platani, querce, lauri, eucalipti e altri ancora, provenienti dall’Orto botanico di Napoli. L’architettura del giardino è completata e abbellita da false grotte rivestite con schiuma vulcanica e da un sapiente uso decorativo degli agrumi, in particolare dell’arancio amaro.
Il destino del palazzo è strettamente legato a quello dei Borbone, con la loro caduta infatti, la casina attraversa una fase di declino fino al 1865, quando si progetta di trasformarla in stabilimento termale riservato al personale militare. Per un breve periodo, dopo il terremoto del 1883, ospita l’Osservatorio meteorologico e geodinamico.

Le Contrade di Campagnano, Sant'Antuono, San Michele
Le contrade di Campagnano, Sant'Antuono e San Michele conservano ancora integri molti aspetti della vita contadina (lCampagnano deriva da Campania, Terra di lavoro) La zona, come tutta l’isola, è di origine vulcanica, attualmente il terreno è costituito da residui di cenere, lapilli e scorie che hanno dominato la scena geologica dell’isola nei secoli. È una zona particolarmente ricca e fertile che ospita ospita vigneti, oliveti, ed una florida boscagli di fiori, piante spontanee, piante da frutto. Ma la particolarità del luogo è l'offerta di panorami mozzafiato che abbracciano parte dell'isola e le "dirimpettaie" Capri e Cuma, un'esperienza che merita di essere vissuta con lunghe passeggiate a contatto con la natura.

Il Vulcano Epomeo
Le tesi più attendibili fanno derivare il nome da Epopon o Epopos che significa "io miro", "io guardo". Per Plinio e Strabone il nome deriverebbe dal greco Epopeus, 'da dove si vede intorno'. In effetti il monte Epomeo è alto 787 m. e la sua vetta regala un'incantevole vista di Ischia a 360 gradi.
Un'altra etimologia si ricollega a Epopon, ovvero "monte che sovrasta tutte le sorgenti". L’origine è vulcanica, il monte Epomeo nasce diverse migliaia di anni fa, in seguito alla cosiddetta 'eruzione del Tufo Verde dell'Epomeo' che determina lo sprofondamento della parte centrale dell’isola e la formazione di una caldera. Da questa eruzione ha origine un complesso fenomeno che nel tempo porta al sollevamento delle rocce depositate nella caldera fino a formare il Monte Epomeo.
L'Epomeo ha alle spalle anni di storia civile e religiosa, come testimonia la presenza, in cima al monte, della chiesetta dedicata a San Nicola di Bari, i cui corridoi conducono fino all'altro lato della montagna, e di cui Pontano nel suo De bello Napolitano attesta l'esistenza già nel 1459.
Si racconta che nelle grotte del monte si nascondessero gli abitanti dell'isola per sfuggire agli assalti dei pirati e che dalle sue cime venissero inviati segnali di fumo a Napoli e Roma in caso di avvistamento di navi nemiche. Vulcano molto attivo soprattutto nell'età romana, ha avuto la sua ultima violenta eruzione nel 1301, la famosa eruzione dell'Arso.
Lamartine lo descrive come "luogo paradisiaco dove l'anima si innalza a Dio e dal quale l'occhio beato si espande in un panorama incantevole e meraviglioso che nessuna penna potrà riprodurre, dove si vive l'aria di un altro mondo."